LABORATORIO TEATRALE

LABORATORIO INTEGRATO DI EDUCAZIONE ALLA SCENA E CREAZIONE SCENICA

Non abbiamo bisogno di uno spazio in cui chiuderci ma di un “polmone aperto” in cui più persone possano respirare insieme

PREMESSA GENERALE

Il laboratorio teatrale che si svolge a Casetta Rossa ospita gli adolescenti provenienti dalle tre comunità residenziali (Fiore del Deserto, Casetta Rossa, Un Passo dal Fiore) nonché dal Progetto Sinago ed è improntato alla creazione e all'integrazione tra i diversi linguaggi della scena (corpo – movimento, voce – parola). La coralità e il lavoro d’ensemble sono alla base di questa proposta. Il gruppo viene condotto alla costruzione di una creazione originale da che ogni anno viene “messa in scena” presso un teatro.

È una proposta che invita a prendersi cura della relazione con l’altro attraverso l'esperienza della creazione e del gioco scenico per dar significato e senso al tempo vissuto insieme: produrre tempo anziché bruciare tempo rinnovandosi nell'essere attraverso una pratica condivisa.

La creazione originale inizia dal gioco reale delle relazioni in scena attraverso il rispecchiamento reciproco e gli esercizi di mimesi. Il gruppo impara a muoversi nello spazio fisico/acustico, e a decidere insieme cosa fare/dove andare. Si lavora prevalentemente alla costruzione di un “Noi” da contrapporre al “Voi”. Le relazioni rinnovate dallo spazio condiviso si trasformano gradualmente in storie che costruiscono l'ossatura di una performance originale in cui tutti saranno i protagonisti.  Queste storie riguardano tutti allo stesso modo perché frutto di un percorso comune, in cui i desideri di molti prendono un’unica forma: spettacolare.

 APPROCCIO METODOLOGICO

  • La poetica del diverso

Il "diverso" può inaugurare una poetica ben precisa come suggerisce il poeta e saggista francese Édouard Glissant. Le radici non hanno da sprofondarsi nel buio atavico delle origini, alla ricerca di una presunta purezza, ma si allargano in superficie, come rami di una pianta, ad incontrare altre radici e a stringerle come mani. È solo nel rapporto con l’altro che cresco, cambiando senza snaturarmi. Ogni storia rinvia ad un’altra e sfocia in un’altra, ci sono molte radici, ma se una si proclama unica o esclusiva distrugge la vita.  Con tale immagine Glissant – oggi uno dei più grandi scrittori del mondo, ma discendente di schiavi – risolve il dilemma tra la paura della globalizzazione che omologa le diversità e l’esasperazione delle diversità stesse, ognuna delle quali rischia di chiudersi regressivamente formando nuclei di micro-nazionalismo. Glissant afferma che ogni identità e il mondo stesso si costruiscono nella relazione, in un processo creativo e armonioso. Da queste riflessioni nasce la “poetica del diverso”, e un idea nuova di diversità che non si isola, né si trincera dietro una muraglia (prigione dell’identità) per escludere «il barbaro». Essere diverso equivale a stare in scena perché lo spazio scenico è per tutti un territorio straniero, da esplorare e ridefinire insieme: un punto di partenza che offre una domanda comune: “cosa facciamo qui? Qual'è il motivo?” Il motivo è da ritrovare nella relazione con altro.

  • Il biglietto da visita

Ogni persona in scena propone se stesso attraverso un “biglietto da visita”, un invenzione, un modo di stare nello spazio e con gli altri particolare, che caratterizza solo quella persona, distinguendola e rendendola "diversa". Ognuno avrà una propria modalità originale di percepirsi e di mettersi in relazione con l'altro. Questo sarà il punto di partenza per la costruzione di una “personalità scenica” forte e ben strutturata. Attraverso uno sguardo comune – il proprio e quello del gruppo che osserva – si cercherà di cogliere la singolarità di ogni persona in scena trovando una logica forte nei suoi comportamenti durante le proposte di creazione. Ognuno troverà gradualmente e spontaneamente il proprio ruolo di modo da poter vivere serenamente la propria “esposizione” di fronte a un pubblico.  È importante comprendere e accettare il proprio ruolo in scena – così come nelle normali interazioni sociali. I personaggi non saranno quelli di un copione prestabilito ma saranno cuciti su misura, valorizzando le potenzialità di ognuno dei partecipanti.

  • L'intelligenza del gruppo

Le dinamiche che portano all’esclusione nelle quotidiane interazioni sociali sono mirate a rendere invisibile il singolo agli occhi del gruppo,  ma in scena è diverso: chi normalmente rischia di essere escluso viene restituito allo sguardo degli altri. La pratica scenica ri rivela un antidoto all’esclusione perché consente di sviluppare non solo le abilità del singolo ma anche l’intelligenza del gruppo che impara adattarsi ai cambiamenti plasmandosi sulle diversità.

FOTO DI SCENA “NA SPECIE DE MUSICAL” (Giugno 2015 – Teatro Vascello)

PROVE “NA SPECIE DE MUSICAL” (Giugno 2015 – Casetta Rossa)

PROGETTI REALIZZATI

  • 2016: Gin e Paolo, una leggenda metropolitana – spettacolo musicale liberamente tratto dalla fiaba originale scritta dai ragazzi della comunità “Il bosco”. Debutto presso gli spazi de “Il Fiore del Deserto”, replica presso Teatro Lo Spazio di Roma

  • 2015: Na specie de Musical  – spettacolo musicale liberamento tratto dal Sogno di una notte d’estate di Patrizia Cavalli – debutto ufficiale presso il Teatro Vascello di Roma

LOCANDINE EVENTI