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Laboratori

Le attività di laboratorio, presso le varie strutture dell’associazione, sono parte di un modello di intervento integrato che promuove percorsi educativi, riabilitativi e di integrazione sociale.
Ciascuna attività vuole rappresentare innanzitutto la capacità di funzionare come contenitore e fornire un “habitat terapeutico” attraverso cui istituire canali di comunicazione significativi, restituendo ai partecipanti delle opportunità per reinvestire sulle risorse personali e sulle relazioni, attraverso esperienze modulate e prolungate nel tempo. 
Ogni laboratorio tende a ridefinire concetti come la distanza-vicinanza e il senso dei limiti, che possono supportare lo sviluppo e il rafforzamento di una individualità più separata ed autonoma.
I laboratori costituiscono pertanto uno spazio intermedio “tra il fare e il pensare”  e contribuiscono alla co-costruzione di un’esperienza affettiva e di relazione nuova attraverso una ridefinizione narrativa resa possibile dal processo “evolutivo” messo in scena dal “fare insieme” caratteristico di queste attività.

 

La musica nel laboratorio Laboratorio popolare del legno degli alberi della città di Roma

Progetto attivato nella comunità “Casetta Rossa”, nasce con il principale obiettivo di far vivere ai ragazzi un’esperienza di condivisione attraverso la scoperta lenta e paziente della propria intimità sonora, resa maggiormente autentica dal riconoscere nell’altro le stesse modalità di accesso a tale vissuto.

Attraverso una graduale “accordatura” emotiva, sia privata sia tra i partecipanti, si prepara il terreno per il riconoscimento dell’altro, nel rispetto degli spazi, della pause musicali, dell’ascolto, ma soprattutto nel rispetto del tempo, anch’esso un tempo interno ed esterno, che nell’incontro con lo strumento (djumbè, congas), passa da una dimensione simbolica ad una concreta.
L’aspetto concreto è costituito dai continui passaggi tra il “rumore caotico” (anch’esso fondamentale) e l’orchestra, determinata, quest’ultima, dalla sincronia dei movimenti di tutti i ragazzi sullo strumento. Questo tipo di esperienza ha permesso di costruire un contenitore psichico per un  pensiero in grado di accogliere il sentimento di un sé-individuale e di un iniziale “proto-pensiero” di un sé-gruppale. Su questa scia, si è potuto assistere ad un iniziale passaggio in cui nessuno riconosceva “l’altro” nelle sue fragilità ed era presente un imbarazzo generale nell’avvicinarsi alle percussioni. Tale difficoltà veniva mascherata tramite la denigrazione del proprio compagno. Nelle continue prove ed errori generali, ovvero, di tutti i ragazzi, questi ultimi iniziano a riappropriarsi lentamente di ciò che prima veniva esclusivamente proiettato all’esterno (il proprio senso di inadeguatezza, le proprie fragilità narcisistiche, le aspettative onnipotenti, ecc), per dare il via alla nascita di un “noi”, di un primitivo senso di appartenenza a qualcosa di nuovo, costruito con le proprie mani.
Lo stare insieme diventa meno rigidamente considerato una fonte di vergogna, resa tale dalle specifiche difficoltà dei ragazzi, ma si inizia ad intravedere un dialogo emotivo tra i partecipanti, nel quale ciascuna parte fragile diviene elemento naturale dell’individuo. A questo punto, sembra aprirsi un nuovo spiraglio di condivisione: la concretizzazione della dimensione gruppale attraverso la messa in opera di un evento musicale aperto al pubblico.
La scelta di arrivare gradualmente alla creazione della serata musicale  tenuta al “Fiore del Deserto” ha l’obiettivo di co-costruire un senso di fiducia, non più imposto dall’alto (l’istituzione) ma nato da un esigenza degli stessi ragazzi. Nasce cosi il PRIMARIO BISOGNO di avere un identità di gruppo, un nome: The Red Band. Ma ancora non bastava, e si propone la creazione delle magliette che i componenti della band indosseranno durante l’esibizione.
L’evento, tenuto il 12 giugno, oltre a costituire un obiettivo comune, fondamentale per la creazione di un gruppo, ha permesso di costruire una storia comune di questi ragazzi, creando una memoria da cui attingere il ricordo di un esperienza contemporaneamente personale e gruppale, protetta da scivolamenti fusionali tra se e l’altro.

Leggi ancora:

Tesina "La musica nel laboratorio" di Cristina Baldacci

 

Il progetto è sostenuto da due linee guida fondamentali: inclusione delle differenze e delle persone portatrici di disagio sociale e attenzione ai problemi dell’ambiente particolarmente a quelli relativi alla cura del verde e del cambiamento climatico.

Il legno degli  alberi della città di Roma viene lavorato e trasformato  in oggetti utili per l’arredo urbano - panchine , cestini  portarifiuti -  e per la casa.  La trasformazione del legno in oggetti  consente di non disperdere  nell’ambiente l’anidrite carbonica imprigionata nel legno contribuendo simbolicamente alla diminuzione dell’effetto sera.
 Gli  oggetti realizzati nel laboratorio diventano un vero e proprio magazzino di CO2 che assume un valore sociale, un’ idea forza per sostenere la cultura della sostenibilità.

 

Il laboratorio a cui partecipano ragazzi e ragazze adolescenti accolti in casa famiglia, è stato realizzato da “Il Fiore del Deserto” in collaborazione con  S.A.P. ( Silvicultura Agricoltura Paesaggio).
Attualmente è in grado di impegnare 5 ragazzi e di prepararli all’utilizzo di strumenti idonei alla lavorazione del legno e del ferro.
Il laboratorio ha realizzato oggetti che hanno goduto di riconoscimenti e che generano commesse di lavoro nell’ambito del mercato sociale.
Le attività laboratoriali sono rivolte al territorio e si propongono anche  come Centro Diurno per giovani in difficoltà o che desiderano apprendere tecniche  di lavorazione artigianale. Per sostenere questo percorso si sta attivando una rete che comprende le istituzioni locali e le associazioni che operano a favore dei giovani.

 

 

Progetto serigrafia Laboratorio cineforum

Il progetto serigrafia nasce per sostenere  un percorso di semi-autonomia per  giovani donne.
Il progetto, che si accorda con i principi del finanziamento ispirati dall’esperienza del  microcredito, è articolato su tre fasi:

Prima fase:  formazione del collettivo di impresa attraverso un corso di tecniche grafiche e di stampa per serigrafia sostenuto in auto-finanziamento da “Il Fiore del Deserto” .

Seconda fase :  elaborazione di un logo per griffare  il prodotto ultimato e scelta dei disegni e delle didascalie per  la  stampa sul tessuto del capo d’ abbigliamento.

Terza fase: promozione e vendita sia in ambiente economico protetto, sia in ambiti di mercato sociale di T. Schirt  personalizzate .

I risultati ottenuti sono stati incoraggianti sia sul versante del gradimento dei prodotti realizzati, che hanno consentito un rientro del credito producendo un piccolo utile che le donne hanno rinvestito per continuare e consolidare questa esperienza lavorativa autonoma, sia sul versante della crescita dell’autostima  delle donne impegnate, che rafforza enormemente il percorso difficile del loro inserimento sociale. Questi risultati  possono costituire una base di partenza per sviluppare e far crescere questa piccola impresa sociale.

“Il Fiore del Deserto”, in qualità di organismo promotore e che sostiene il percorso di semi autonomia, individua in questo progetto una effettiva possibilità di maturazione e crescita dei soggetti svantaggiati che partecipano all’impresa sociale.
Sostenere questo percorso significa dare un’opportunità di  crescita ad  un’ impresa tutta  femminile, che pensa di proporsi  nel settore dell’ artigianato con una linea di prodotti d’abbigliamento  diversificata e attenta ai contenuti dell’inclusione sociale che ispira i prodotti dell’impresa

 

Il progetto si rivolge a ragazzi diversamente abili di qualsiasi età e prende in considerazione quasi la totalità delle patologie fisiche e psichiche.

Obiettivi

In un primo momento del progetto, sfruttando l'emotività ed il coinvolgimento psicologico derivante dalla visione cinematografica e, naturalmente, una studiata tipologia di films aderente alle esigenze dei partecipanti, il laboratorio cineforum si pone come fine quello di permettere ai ragazzi di far emergere e manifestare le loro idee ed emozioni, in pratica, la loro personalità. Come scopo secondario, attraverso un insegnamento di base del linguaggio cinematografico, si prefigge di migliorare nei ragazzi le capacità di lettura di un film.
Inoltre, in una seconda fase, il laboratorio prevede la realizzazione di prodotti audio-visivi con i ragazzi protagonisti attivi sia nell’ideazione che nella costruzione del lavoro cinematografico in questione.
Nello specifico, si provvederà dapprima a realizzare lavori più o meno ludici, come ad esempio il rifacimento della doppia intervista delle iene, per poter familiarizzare con la video-camera e le tecniche di ripresa; in un secondo momento e solo dopo aver raggiunto una certa consapevolezza del mezzo, si procederà con la realizzazione di un prodotto filmico originale, come ad esempio un cortometraggio o un documentario.

Attività

 Confronto su temi e argomenti che potrebbero interessare i ragazzi partecipanti finalizzato alla scelta dei films da vedere.

  1. Visione del film di volta in volta scelto.

Confronto sulle sensazioni ed impressioni che il film ha suscitato, cercando, ove possibile, di ricondurre la discussione sul vissuto dei ragazzi.

  1. Utilizzo didattico della videocamera per familiarizzare e meglio comprendere il linguaggio cinematografico attraverso la realizzazione di piccoli e divertenti lavori video.

Ideazione di un progetto filmico originale e, all’occorrenza, stesura di una sceneggiatura.

  1. Realizzazione del progetto filmico con i ragazzi impegnati nei ruoli che un vero e proprio set cinematografico richiede: attori, operatori, aiuto regista, ciakista, costumista ecc.

 

Progetto laboratorio arte musiva  

Il Progetto nasce con l’obiettivo primario di avvicinare i ragazzi all’arte, in modo particolare alla tecnica del mosaico, e di facilitare l'espressione creativa ed emotiva del soggetto con disagio psichico, all’interno di un contesto gruppale protetto.
Attraverso l'espressione creativa i soggetti appartenenti al gruppo hanno la possibilità di esprimere in piena libertà la loro personalità, le loro idee, i loro pensieri, in un ambiente accogliente che ben tollera le diversità e le difficoltà di ognuno.
L'opportunità di lavorare ad un prodotto creativo che implica primariamente il distruggere la materia, frammentandola in una moltitudine di pezzi, e poi il ricomporla a proprio piacimento secondo la propria volontà, rappresenta un elemento centrale del laboratorio. La scelta di un laboratorio artistico incentrato sulla tecnica del mosaico trova, infatti, la sua motivazione negli studi che hanno rivelato come il mosaico sia un facilitatore dei processi di integrazione del Sé per il significato simbolico espresso dalla ricomposizione di parti frammentate.


Il laboratorio si basa sul raggiungimento di una serie di obiettivi a breve, medio e lungo termine.
Il lavoro iniziale prevede un avvicinamento dei ragazzi alla tecnica musiva mostrando, dai tempi passati ad oggi, le possibili applicazioni che consente, ed inoltre la presentazione dei materiali e degli strumenti necessari per il lavoro e il loro utilizzo.
In questa prima fase si cercherà di creare il clima adatto per lavorare in un ambiente relazionale accogliente e non giudicante.
Dopo questo primo momento i ragazzi approcceranno direttamente alla tecnica, utilizzando gli strumenti propri del mosaico, tenaglie, pietre, colle e altro e produrranno dei lavori individuali finalizzati all’acquisizione di una familiarità con la tecnica.
Parallelamente si lavorerà per valorizzare la dinamica di gruppo in cui il soggetto è inserito.
Scopo ultimo del laboratorio è quello di produrre un lavoro di gruppo che scaturisce dalle singole idee individuali che verranno raccordate per creare e dare forma ad un progetto unico e condiviso.